Concessione della cittadinanza italiana: lo straniero deve mettere sul tavolo la certificazione anagrafica per provare la residenza

Non assume rilievo, invece, il tempo trascorso dallo straniero sul territorio italiano in posizione di mera residenza abituale

Concessione della cittadinanza italiana: lo straniero deve mettere sul tavolo la certificazione anagrafica per provare la residenza

I Giudici sono stati chiamati a prendere in esame le obiezioni sollevate da uno straniero che nel 2021 ha presentato istanza per la concessione della cittadinanza italiana e l’ha vista respinta dalla Prefettura a fronte della carenza del requisito della residenza legale continuativa, alla stregua delle verifiche anagrafiche effettuate presso il Comune. I giudici ricordano, in premessa, che ai fini della concessione della cittadinanza non assume rilievo il tempo trascorso dallo straniero sul territorio italiano in posizione di mera residenza abituale ma solo quello in posizione di legalità, in quanto indicativo della piena integrazione nel tessuto nazionale da parte dell’aspirante cittadino, essendo il presupposto della residenza legale accertato in conformità alla disciplina interna in materia di anagrafe. Di conseguenza, lo straniero non può provare la residenza attraverso prove diverse dalla certificazione anagrafica, ricorrendo a indizi di carattere presuntivo o elementi sintomatici indiretti, dovendosi peraltro considerare il requisito temporale persistente e non meramente acquisito medio tempore. (Sentenza 13815 del 18 settembre 2023 del Tribunale amministrativo regionale del Lazio)

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