Interesse culturale di un’opera: il giudice non può sempre sostituire la decisione della pubblica amministrazione
Nella vicenda concernente un dipinto di Giorgio Morandi è ritenuta legittima la valutazione compiuta dal Ministero della Cultura è centrata, tra l’altro, sulla rarità dell’opera
L’interesse culturale di un’opera viene preso in considerazione dalla norma attributiva del potere non nella dimensione oggettiva di fatto ‘storico’ - accertabile in via diretta dal giudice - bensì in quella di fatto mediato dalla valutazione affidata alla pubblica amministrazione. Ne consegue che il giudice non è chiamato, sempre e comunque, a sostituire la sua decisione a quella della pubblica amministrazione, dovendo di regola verificare se l’opzione prescelta da quest’ultima rientri o meno nella ristretta gamma delle risposte maggiormente plausibili e convincenti alla luce delle scienze rilevanti e di tutti gli altri elementi del caso concreto. Questi i paletti fissati dai giudici in merito alla controversia concernente il diniego al rilascio dell’attestato di libera circolazione del dipinto ‘Fiori’ di Giorgio Morandi, attestato richiesto dal proprietario dell’opera. Nello specifico, viene ritenuta legittima la valutazione compiuta dal Ministero della Cultura e centrata soprattutto sulla rarità dell’opera, sulla rilevanza della rappresentazione e sulla testimonianza significativa di una collezione privata rilevante. (Sentenza 4686 del 9 maggio 2023 del Consiglio di Stato)