Vincolo di destinazione d’uso del bene culturale: possibile fare riferimento anche alla conservazione sotto il profilo immateriale

Possibile per la pubblica amministrazione agire per consentire che perduri nel tempo la condivisione e la trasmissione della manifestazione culturale immateriale, di cui la cosa contribuisce a costituirne la testimonianza

Vincolo di destinazione d’uso del bene culturale: possibile fare riferimento anche alla conservazione sotto il profilo immateriale

Il vincolo di destinazione d’uso del bene culturale può essere imposto - a tutela di beni che sono espressione di identità culturale collettiva - non solo per disporne la conservazione sotto il profilo materiale, ma anche per consentire che perduri nel tempo la condivisione e la trasmissione della manifestazione culturale immateriale, di cui la cosa contribuisce a costituirne la testimonianza. Questo il principio fissato dai giudici, chiamati a prendere in esame il contenzioso riguardante l’apposizione di un vincolo di natura storico culturale (non sull’edificio, già vincolato, ma) sull’attività di ristorazione in quanto tale, per come esercitata da decenni in un particolare, storico, immobile di Roma. La società divenuta proprietaria dell’immobile aveva, tenuto conto del mancato spontaneo rilascio - alla scadenza del rapporto contrattuale - dell’immobile detenuto dal gestore, intimato alla conduttrice lo sfratto per finita locazione. Successivamente alla sentenza del Tribunale di Roma (che aveva respinto il ricorso della conduttrice, cioè di colui che gestiva l’attività di ristorazione, condannando la conduttrice al rilascio dell’unità immobiliare detenuta) il Ministero per i Beni culturali aveva apposto il vincolo, riconoscendo l’interesse culturale nella continuità ininterrotta dell’unione tra locale ristorante, arredi ed opere artistiche, tradizione enogastronomica e sociabilità che, dai primi anni ‘50 ad oggi, hanno reso il ristorante uno spazio fisico e simbolico di accoglienza e di incontro di mondi e individui dalla provenienza geografica e sociale estremamente diversificata, un teatro di frequentazioni e di eventi pubblici e privati significativi da parte di personaggi illustri italiani e stranieri e di gente comune. Secondo quanto ritenuto dall’amministrazione statale, la frequentazione del locale da parte di soggetti e gruppi sociali tra i più diversificati ha dato vita ad un insieme estremamente ricco e composito di storie e di memorie - tramandate dalle narrazioni e dai gesti di camerieri, cuochi e gestori - la cui preservazione consente uno sguardo inedito sul costume e sulla vita della città di Roma, a partire dal dopoguerra, passando per gli anni della Dolce Vita fino ai recenti sviluppi del turismo internazionale e di massa, nonché su aspetti peculiari della costruzione dell’immaginario dell’italianità all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in America latina. La società proprietaria dell’immobile aveva impugnato il decreto di apposizione del vincolo dinanzi al TAR del Lazio, e quest’ultimo aveva accolto il ricorso. Contraria, ovviamente, l’amministrazione statale, che si è vista dare ragione dai giudici, i quali hanno ritenuto ammissibile l’imposizione di un vincolo di destinazione d’uso del bene culturale e ammissibile a garanzia non solo della sua conservazione ma pure della continua ricreazione, condivisione e trasmissione della manifestazione culturale immateriale di cui il bene costituisce testimonianza. (Sentenza 6752 del 10 luglio 2023 del Consiglio di Stato)

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